La Faggeta

La Faggeta di Soriano nel Cimino è un luogo ideale per tutta la famiglia: tra escursioni, lunghe passeggiate e momenti all’aria aperta a contatto con la natura resterete incantati da questa oasi verde.

La Faggeta si estende sulla sommità del monte Cimino ad oltre 1000 metri di altitudine, in un suggestivo scenario naturale, ed occupa un’area molto vasta di oltre 50 ettari di terreno. Nel bosco troverete molte varietà diverse di alberi ed arbusti ma i veri protagonisti sono i faggi secolari. Alcuni alberi superano i 200 anni d’età, deriva da questa ragione la denominazione di “foresta vetusta”. La suggestiva Faggeta di Soriano nel Cimino è tra le più maestose ed imponenti dell’Italia centrale e, dal 2017, l’Unesco l’ha proclamata “Patrimonio naturale dell’umanità”.

La Faggeta vetusta di Soriano nel Cimino non è solo uno splendido scenario naturale ma custodisce anche una lunghissima storia. Appena arrivati al parcheggio, prima di inoltrarvi nel bosco, a darvi il benvenuto troverete un grande masso di trachite. Questo materiale è una roccia magmatica effusiva che testimonia l’importante attività vulcanica dell’area circostante. Attorno a questo antico masso, soprannominato Rupe tremante, ruotano curiosità e leggende. Celebrato già da Plinio il Vecchio come un “miracolo della natura”, il grosso masso è lungo circa 8 metri di lunghezza per 6 metri di larghezza e 3 metri di altezza. Ciò che lo rende così speciale è la sua caratteristica posizione: sospeso in equilibrio su una sporgenza rocciosa del suolo, può esser fatto oscillare in modo abbastanza agevole utilizzando un grosso bastone come leva.

La storia della Faggeta di Soriano nel Cimino, infine, affonda le radici nella tarda Età del bronzo, scavi archeologici e studi hanno rilevato numerosi resti di insediamenti etruschi e romani.

RUPE TREMANTE (o SASSO NATICARELLO)

E’ un enorme masso trachitico di quasi nove metri per sette, alto poco più di tre, formatosi per indurimento della lava eruttata dal vulcano Cimino, che è possibile ammirare addentrandosi nel bosco nelle adiacenze del parcheggio della Faggeta. Nonostante il suo peso si aggiri intorno alle 250 tonnellate, rimasto in bilico sopra ad una sporgenza rocciosa del terreno in seguito ad erosione della rimanente parte della base d’appoggio, può essere fatto oscillare facilmente con un semplice palo di legno usato come leva. Proprio per questa caratteristica, duemila anni fa’, Varrone ne parlò come del “totius mundi portentum”, il Gallo quale “terrestre navigium” mentre Plinio il Vecchio la descrisse definendola “naturae miraculum”. Poco più sotto, seguendo il sentiero, è possibile ammirare la sorgente di Acquagrande.