Ricerche archeologiche a Soriano nel Cimino
Il territorio di Soriano nel Cimino ha costituito per lungo tempo una lacuna nel panorama delle ricerche archeologiche, nonostante numerosi studiosi hanno focalizzato la loro attenzione su contesti isolati.
Dopo i lavori editi da Andrea Pennazzi nella prima metà del settecento, la prima indagine a carattere topografico circa il territorio di Soriano nel Cimino è quella condotta da Angiolo Pasqui per la realizzazione della Carta Archeologica d’Italia. Più o meno negli stessi anni padre Germano di San Stanislao rivolge particolare attenzione allo studio della viabilità antica, in particolare alla via Ferentana, lungo il cui percorso segnalò numerose evidenze archeologiche.
Il padre passionista, inoltre, era particolarmente interessato alle vicende del martire Eutizio e dalle strutture della catacomba e del santuario a lui dedicati, nel quale condusse alcune campagne di scavo. Inoltre, nella stessa opera, il religioso si interessa di altre realtà archeologiche (Corviano, Selva di Malano) e della trascrizione di alcune epigrafi.
La prima notizia di scavi archeologici, intesi secondo i canoni dell’epoca, risale al 1758 quando vengono riportate alla luce alcune opere ipogee in località Casa Fontana.
E’ solo a seguito dell’editto di Pacca, ratificato nell’aprile del 1820 con l’obiettivo di disciplinare gli scavi archeologici, che la documentazione di scavi si fa più consistente. Infatti, numerosi proprietari terrieri sorianesi si rivolgevano alle autorità competenti richiedendo concessioni di scavo non appena sospettavano la presenza di oggetti sepolti nei loro possedimenti. Purtroppo lo scopo di queste ricerche era quello di recuperare gli oggetti e introdurli sul mercato antiquario determinando, quindi, la quasi totale dispersione dei materiali rinvenuti. Particolarmente importanti per la conoscenza del territorio sono, invece, gli scavi condotti sulla chiesa di Santa Maria di Luco da Nicola Andreuzzi e quelli voluti dal passionista Germano di San Stanislao nel cimitero della catacomba di Sant’Eutizio.
Queste attività hanno proceduto le indagini archeologiche, le prime eseguite seguendo criteri stratigrafici, condotte negli anni ’70 da Joselita Raspi Serra sulle chiese medievali di Santa Cecilia e Corviano.
Degne di nota le attività coordinate da Francesco di Gennaro che hanno consentito una parziale ricostruzione delle più antiche fasi di antropizzazione del territorio.
Negli ultimi 20 anni gli studi relativi al territorio hanno seguito sostanzialmente due filoni di ricerca.
Il primo evidenzia un rinnovato interesse per il periodo medievale mentre il secondo riguarda le ricerche topografiche sul territorio che hanno portato alla pubblicazione della carta archeologica dell’Ager Ciminius.
Completano questo quadro gli scavi condotti all’Università “Sapienza” di Roma sulla vetta del Monte Cimino e delle Università degli Studi della Tuscia di Viterbo sul sito di San Valentino.
Testi di Giancarlo Pastura